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Prima dei libri, impariamo a leggere le emozioni

Immagine del redattore: Mateja Nanut
Mateja Nanut
3 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Con l'inizio di un nuovo anno scolastico si torna spesso a parlare di apprendimento, rendimento, regole e comportamento. Eppure, dietro ogni bambino che fatica a concentrarsi, che reagisce impulsivamente, che si chiude in se stesso o che manifesta difficoltà relazionali, c'è quasi sempre un mondo emotivo che chiede di essere compreso.


L'educazione emotiva è un percorso importante che aiuta i bambini a riconoscere, comprendere e gestire ciò che provano. Sembra semplice, ma non lo è affatto. I bambini vivono emozioni intense ogni giorno, ma spesso non sanno dare loro un nome, non ne comprendono l'origine e, di conseguenza, non sanno come reagire in modo adeguato.

Quando un bambino manifesta difficoltà comportamentali, la causa può essere molto diversa da caso a caso. Talvolta possono essere presenti condizioni specifiche come ADHD, disturbi del neurosviluppo o altre fragilità emotive. In altri casi si tratta di bambini con elevato potenziale cognitivo (gifted), particolarmente sensibili e ricettivi, che vivono emozioni profonde e complesse senza possedere ancora gli strumenti per interpretarle.

Il punto è che il comportamento è spesso soltanto la punta dell'iceberg.


Un bambino è naturalmente istintivo. Quando prova rabbia, tristezza, paura, entusiasmo o delusione, reagisce prima di riflettere. La situazione si complica ulteriormente quando più emozioni si presentano contemporaneamente. Pensiamo, ad esempio, al primo giorno di scuola: un bambino può essere felice di rivedere gli amici, curioso delle novità, ma anche preoccupato, insicuro o timoroso. Quando queste emozioni si mescolano e soprattutto quando sono tra loro contrastanti, il cervello può andare in difficoltà e compare così la frustrazione che, a sua volta, può trasformarsi in rabbia, chiusura, oppositività, pianto o agitazione. Come si può intervenire?


La risposta non è reprimere le emozioni, ma imparare a comprenderle. Quando il bambino acquisisce consapevolezza del proprio vissuto, inizia a sviluppare quella componente razionale che gli permette di osservare ciò che prova anziché esserne travolto. Un bambino che sa dire "sono arrabbiato perché mi sono sentito escluso" ha già fatto un enorme passo avanti rispetto a un bambino che può soltanto urlare o reagire impulsivamente. Maggiore consapevolezza significa maggiore capacità di autoregolazione, migliori relazioni con i pari e con gli adulti, più fiducia in sé e una maggiore serenità nell'affrontare le sfide della crescita.


Per questo, all'inizio di questo nuovo anno scolastico, il mio augurio non è soltanto quello di raggiungere traguardi importanti. Auguro a ogni bambino e a ogni bambina di imparare a conoscersi, di sentirsi accolti nelle proprie emozioni e di trovare gli strumenti per trasformarle in una risorsa. Buon anno scolastico a tutti e a tutte!



 
 
 

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